Nunziante Scibelli aveva 26 anni. Bracciante disoccupato di Taurano, da poco aveva ottenuto un posto di guardia giurata. Aspettava la telefonata dell’azienda per cominciare il nuovo lavoro. Era sposato con Francesca Cava, 24 anni, da sette mesi aspettavano il loro primo figlio. La sera di mercoledì 30 ottobre 1991, decisero di fare un giro in auto. Con la loro Giulietta Alfa Romeo blu si avviarono verso Moschiano. Subito dopo Ima sorpassano un’Alfetta scura poi, giunti alla fine della curva che precede il ponte di Quindici, furono investiti da una pioggia di pallottole. Non avevano fatto nulla di male, se non trovarsi al posto sbagliato, nel momento sbagliato. Non potevano sapere che in quell’auto appena sorpassata viaggiavano  Antonio Cava, figlio di Salvatore Cava, Tore ‘ e Clelia, uno dei capi storici del clan Cava, insieme ad Aniello Grasso, 36 anni, altro esponente di rilievo del clan. E non potevano certo immaginare che proprio in quel posto, due killer del clan dei Graziano, Antonio Graziano, detto ‘o sanguinario, di Quindici e Felice Graziano, di Nola, avevano deciso di tendere un agguato agli esponenti del clan avversario. Era buio, i killer aspettavano un’Alfa Romeo scura, ne videro due, nell’incertezza con i loro Kalašnikov spararono all’impazzata contro entrambe. Per i Cava, che avevano un’auto blindata, solo schegge di vetri antiproiettile e sette giorni di prognosi in ospedale. A farne le spese furono Francesca Cava, che fu ferita di striscio alle gambe, alle braccia, al petto e al volto. E Nunziante Scibelli che, colpito da diversi colpi, morì al Cardarelli dopo che avevano invano tentato di salvarlo con una delicata operazione. Nunziante non aveva nulla a che fare con la camorra o con la criminalità. Per la prima volta, nel Vallo, un innocente veniva ucciso  dalla camorra. La sua morte fu uno shock per i cittadini del Vallo. Improvvisamente caddero le classiche giustificazioni di comodo: “la camorra protegge non uccide” o “i camorristi si uccidono tra di loro”. Ma l’indignazione presto svanì di fronte al succedersi di agguati e sparatorie che in due anni fecero nove morti. La morte di Nunziante fu presto dimenticata dall’opinione pubblica tanto che la moglie di Nunziante, che aveva partorito una splendida bambina chiamata con il nome del padre, deciderà di lasciare il Vallo. Vi ritornerà solo nel 2008, quando una lapide fu apposta nel luogo dell’attentato, in ricordo della tragedia e a memoria per le future generazioni.

Il 31 Ottobre 2014 il presidio Libera Vallo Lauro ha organizzato la Marcia della Memoria. Partita da Pago è giunta a Lauro dove è stato commemorato davanti alla sua lapide Nunziante Scibelli e tutte le vittime innocenti del Vallo e dell’Irpinia.

Anche lo sport ha ricordato Nunziante Scibelli. Sabato 1 agosto 2015 si è svolto il primo “Memorial Nunziante Scibelli”, un evento patrocinato dal Comune e dalla Pro Loco di Taurano, dall’Us Avellino Calcio 1912 e dall’Acd Taurano. La manifestazione è iniziata nel primo pomeriggio con la deposizione sulla tomba di Nunziante Scibelli, di una corona di alloro da parte degli organizzatori. È seguita una tavola rotonda presso il campo sportivo di Taurano sul tema “31 ottobre: un senso ai valori”.

Alla fine gara di calcio commemorativa nel comunale di Taurano tra l’A.C.D. Taurano e la squadra primavera dell’U.S. Avellino Calcio 1912.

 

Autore:

Ferdinando Mercogliano

 

Fonti:

  1. Sperandeo, La faida, Atripalda 2012.
  2. Cervasio, I killer camorristi sbagliano bersaglio lui muore, lei ferita, in “La Repubblica” 01.11.1991

S.M.S. Michelangelo di Napoli, Un nome, una storia a cura del Centro di Documentazione contro la camorra.

Svolta nelle indagini su Scibelli, in  “ilnolano.it”, 17 Dicembre 2011.

 

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